pinacoteca civica Marco moretti



PINACOTECA CIVICA "M. Moretti"

C.so Annibal Caro n°24
62013, Civitanova Marche Alta

 



Nicola Bertuzzi Pietro Tedeschi. Brani d'arte neoclassica



Nicola Tommaso Bertuzzi detto Anconitano
Stazione I
Gesù condannato a morte, 1760-1770
Olio su tela cm. 62x76




Come dimostrano i tiepidi apprezzamenti espressi da Amico Ricci nei riguardi dei suoi dipinti, alla fama del pittore anconetano Nicola Bertuzzi (1710-1777) non hanno giovato le critiche mosse dall'arte neoclassica nei riguardi degli esponenti della stagione tardo barocca.
È merito di Corrado Ferretti e alla metà del Novecento di Roberto Longhi e di Guido Zucchini l'avere riscoperto l'opera del Bertuzzi, proponendone nel 1955 un sereno giudizio critico accompagnato da un elenco delle sue opere, in gran parte inedite, frutto di un'indagine condotta presso gli archivi bolognesi.

Dopo aver frequentato lo studio del Bigari, influenzato dal Crespi e dal Creti, Nicola Bertuzzi divenne spedito e brioso decoratore, collaborando per la figura con gli ornatisti e i quadraturisti del Settecento, come il bolognese Franco Lodi e l'anconetano Lorenzo Daretti.

Le figure che si accompagnano alle elaborate prospettive architettoniche conservate presso la Pinacoteca Civica di Ancona, rivelano una freschezza straordinaria, essendo realizzate con rapidi tocchi di colori vivaci e chiari e con una libertà che deriva dalla conoscenza dei pittori veneti del Settecento, fino a raggiungere lo stesso Tiepolo.

Rifacendosi alle intuizioni di Renato Roli sulla congiuntura veneto-bolognese evidente nell'opera del Bertuzzi, Ugo Ruggeri lo definiva nel 1982 "falso veneziano", riconoscendo a lui vari dipinti attribuiti in passato al Nogari, al Casanova, al Diziani e al Crosato.

Dal connubio tra l'Accademia bolognese e la nuova pittura veneziana discende il mondo di Bertuzzi fatto, secondo Pietro Zampetti, "…di ricordi legati all'Arcadia, decadente, falsamente gioioso, in sostanza melanconico, pur tra le ariette musicali di Vivaldi, le commedie di Goldoni, i melodrammi di Apostolo Zeno e del Metastasio".

Recentemente l'opera del Bertuzzi è stata oggetto di una attenta revisione critica da parte di Pietro Di Natale che, riesaminando il corpus dell'artista, ne ha espunto i dipinti a suo giudizio non pertinenti, segnalando anche numerose novità che concorrono a farne uno dei più trascurati protagonisti della pittura rococò in Italia.

Stefano Papetti